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giovedì 10 settembre 2009

A _ _ I O M _ K E

Mike ci ha lasciato, invece di raddoppiare. Non aveva bisogno di raddoppiare. Ha avuto tutto dalla vita, fra cui l'onore di essere nato artisticamente prima della televisione. E nell'era di Costantino, Daniele, Eusebio ed altri tronisti, che al pari di meteore tornano nell'anonimato prima di presenziare a due serate di fila in discoteca, scusate se è poco. Il padre del quiz lascia un vuoto enorme, sia nelle casse dell'Erario - Tremonti sta già preparando il suicidio -, sia nelle case degli Italiani. Eravamo abituati ai suoi continui esempi di professionalità; non stiamo parlando di quest'ultimo periodo, in cui lo abbiamo visto passare sullo schermo vestito da Re Magio e particella di sodio (non ci crederete ma era proprio lui), anche se non nello stesso spot, grazie a Dio.
Ci piange il cuore di poterlo rivedere solo su Rai Storia; e dispiace soprattutto per il suo figlio adottivo, Fiorello, che a questo punto dovrà fare outing abbandonandosi completamente a Del Noce per poter fare un po' di carriera.

1 commento:

  1. Mike (e pensare che da piccolo non mi piaceva, anzi, non lo sopportavo proprio) è uno dei personaggi di cui non saprei ricordare con precisione la prima volta che l'ho visto. Per dire: mi è familiare come mi sono familiari la casa, il paese di villeggiatura, ecc. Fino all'altro ieri il nostro presentatore, in virtù della sua lunga vita, sembrava a giusto titolo un immortale e pareva sfidare spavaldamente una delle poche, tristi certezze accumulate nella nostra esistenza. Ma ora, solo a leggere quella sfilza di dubbi individui privi di qualsiasi utilità per i quali la televisione ha coniato il termine "tronisti", mi si stringe l'anima: davanti a questi esempi sconfortanti, anche gli spot di Mike con Fiorello, da graziosi che li consideravo, quasi acquistano dignità artistica.

    Non ho mai creduto che i quiz diffondessero la cultura, né lo credo tuttora: dubito che il buon Jerry Scotti e il suo eccellente programma possano fare quanto non hanno fatto, a suo tempo, i quiz di Mike. Però son senza dubbio programmi più seri dei pur divertenti pacchi, più coinvolgenti dell'infinita paccottiglia che la tv di Stato e privata ci infliggono quotidianamente: e questo è già un bel merito, se ci pensiamo. Mettiamoci inoltre il fatto che Mike condiva i suoi quiz con la sua verve di brillante gaffeur (non sapremo mai se inconsapevole oppure no), col suo italiano semplice e chiarissimo, come ha ammesso un giorno Umberto Eco che pure non era entusiasta di lui, con la sua cordialità che da un bel pezzo non è più di questa televisione, o al massimo è di pochi, onesti epigoni. E infine occorre ben dire che il nostro aveva personalità: una personalità alla quale prima o poi molti di noi si sono giustamente affezionati.

    Mario Kraus

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