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mercoledì 13 dicembre 2006

Diario Democratico

L’altro giorno ero al Motor Siou di Bologna e devono avermi scambiato per un cantante della Scala: fischi, grida, cori razzisti; ancora un po’ e mi lanciavano i pomodori. Non avevo neppure cantato, per giunta. Così mi sono inalberato e gli ho detto: “Eeeh... guardate che io non sono mica un tenore, sono la Democrassia”. Sì, perché non la fermi con le urla, la Democrazia, e infatti sono andato oltre e ho proseguito il giretto. Ma se ci penso bene, già l’altro giorno ho avuto qualche problemino. Si parlava sempre di cantanti; c’era Alagna sul palcoscenico per l’Aida. Mi sarei aspettato di tutto, ma non d’essere chiamato in causa anche dal Verdi. Sì, perché a un certo punto il tenore ha cantato “un esercito di prodi” e subito uno del pubblico è intervenuto: “Ce ne basta già uno!”. Socmel, chissà cos’avrà voluto dire... Peccato che non ci fosse anche Zianluc tra il pubblico, lui avrebbe potuto difendermi. Ad ogni modo, tornando allo Siou di Bologna, non tutti sono stati malevoli nei miei confronti: c’erano pure dei ragazzi che mi gridavano “buffone, buffone” e lì mi sono commosso. Meno male, ho pensato, questi almeno mi hanno riconosiuto.
Romano Kraus

martedì 12 dicembre 2006

Chi l'ha detto???

Primo giorno di scuola in una scuola americana, la maestra presenta alla classe un nuovo compagno arrivato negli States da pochi giorni: Sakiro Suzuki (figlio di un alto dirigente della Sony).
Inizia la lezione e la maestra fa alla classe:
- Adesso facciamo una prova di cultura. Vediamo se conoscete bene la storia
americana. Chi disse: "Datemi la libertà o datemi la morte"?
La classe tace, ma Suzuki alza la mano.
- Davvero lo sai, Suzuki? Allora dillo tu ai tuoi compagni!
- Fu Patrick Henry nel 1775 a Philadelphia!
- Molto bene, bravo Suzuki!
E chi disse: "Il governo è il popolo, il popolo non deve scomparire nel nulla"?
Di nuovo Suzuki in piedi,
- Abraham Lincoln nel 1863 a Washington!
La maestra stupita allora si rivolge alla classe:
- Ragazzi, vergognatevi, Suzuki è giapponese, è appena arrivato nel nostro paese e conosce meglio la nostra storia di voi che ci siete nati!
Si sente una voce bassa bassa:
- Vaffanculo \'sti bastardi giapponesi!!!
- Chi è stato??? - chiede la maestra.
Suzuki alza la mano e senza attendere risponde:
- Il generale Mac Arthur nel 1942 presso il Canale di Panama e Lee Iacocca nel 1982 alla riunione del Consiglio di Amministrazione della General Motors a Detroit.
La classe ammutolisce, ma si sente una voce dal fondo dire:
- Mi viene da vomitare!
- Voglio sapere chi è stato a dire questo! - urla la maestra.
Suzuki risponde al volo:
- George Bush Senior rivolgendosi al Primo ministro Giapponese Tanaka durante il pranzo in suo onore nella residenza imperiale a Tokyo nel 1991.
Uno dei ragazzi allora esclama scazzato:
- Succhiamelo!
- Adesso basta! Chi è stato a dire questo?? - urla indispettita la maestra.
Suzuki risponde impeterrito:
- Bill Clinton a Monica Lewinsky nel 1997, a Washington, nello studio ovale della Casa Bianca.
Un altro ragazzo si alza e urla:
- Suzuki del cazzo!
Suzuki risponde:
- Valentino Rossi rivolgendosi a Ryo al Gran Premio del Sudafrica nel Febbraio 2005.
La classe esplode in urla di isteria, la maestra sviene. Si spalanca la porta ed entra il preside:
- Cazzo! Non ho mai visto un casino del genere!!!
Suzuki:
- Romano Prodi, Ottobre 2006, nella sua villa di Bologna, dopo aver visto la finanziaria di Padoa Schioppa!!!

giovedì 7 dicembre 2006

2 dicembre

Mi sono gustato le dichiarazioni dei segretari dell’Unione dopo il clamoroso successo della manifestazione di Roma, anche se mi hanno in verità alquanto rattristato le loro mutrie: persino Don Farfuglia, biascicando di inconsistenza politica e di continui insulti della piazza, non ci ha concesso neanche per un momento il franco e contagioso sorriso che così bene lo caratterizza. Formidabile il commento del dopo-Bertinotti: manifestazione reazionaria e toni aggressivi. Bisogna capirli: abituati come sono alla calda espressività assembleare del loro elitario elettorato che brucia pupazzi casualmente assomiglianti a Berlusconi eBush, e strofinacci accidentalmente decorati coi colori delle bandiere italiana, statunitense e israeliana; che manifesta il suo attaccamento alle istituzioni nazionali invocando 10,100,1000 Nassiriya, quel milioncino e rotti di persone che per una giornata intera non hanno sfasciato vetrine, incendiato cassonetti e dimostrato il loro entusiasmo per i poliziotti tentando accarezzarli con bastoni e rinfrescarli con festosi lanci di sampietrini, li ha quantomeno delusi. Per fare manifestazioni valide ci vogliono professionisti, e purtroppo la CDL non nutre centri sociali e pacifisti alla Libanese. La costernazione di D’Alema per la straziante omissione di riferimenti all’Europa -neanche uno!-avrebbe poi commosso anche i sassi: e se non piangi, di che pianger suoli? Capace poi che i maramaldi abbiano chissà quante volte pensato all’America; e questo non si fa, mi consenta!
Luigi Kraus

mercoledì 6 dicembre 2006

L'Altra Faccia della Piazza

Li si riconosce a vista d’occhio: jeans stretti, Ray-Ban, bomber nero oppure, a scelta, T-shirt sempre nera ovviamente, con annesso bicipite palestrato e tatuato. Tutti uguali, la solita storia: il fascino irresistibile della divisa. Se poi i più ingenui avessero ancora dei dubbi, basta prestare l’orecchio agli slogan. E così fra tamburi e fischietti, non si fa fatica a distinguere gli immancabili rigurgiti dei neofasci: fra “Boia chi molla è il grido di battaglia” e il classicissimo e mai desueto “Duce! Duce!”, trovano spazio anche motti più coloriti e più aggiornati: “No Prodi, No froci”. Tappa fissa, è naturale, Piazza Venezia, sotto il balcone: è un must. Braccia destre tese, croci celtiche al vento e cori che con vivida commozione intonano un nostalgico “Italia a noi!”. Persone reali o feticci di un passato con cui si pensava di aver chiuso i conti da tempo? Loro rispondono alle domande con disinvolta naturalezza. Armando, 19 anni, studente di ingegneria risponde così a chi gli chiede perché sente il bisogno di identificarsi nel saluto romano: “Lo faccio e basta”. Poi spiega che proviene da una famiglia di (estrema) destra da sempre: “Non si offendono se gli dici fascisti, lo sono”. Cosa pensi degli immigrati? La risposta fa accapponare la pelle: “inquinano la Purezza degli italiani”. O mio Dio. Un signore distinto sventola il vessillo con teschio e il motto “Memento audere semper”: è lo stemma dalla brigata X Mas, tristemente noto corpo militare della fascista Repubblica Sociale di Salò, che si distinse per la sua efferatezza nelle sanguinose operazioni contro civili, partigiani ed alleati, a sostegno e per conto dei nazisti. Perché è qui, gli chiedono. Risponde che non lo sa, ma che la Decima esiste ancora. Mentre risuonano nella piazza le note dell’Inno di Mameli in onore degli “eroi caduti a Nassirya” e i neofasci lo cantano a squarciagola, braccio teso e sull’attenti, poco più in là i fischi si sprecano: sono i no-global? No, sono gli immancabili giullari della Lega, che aspettavano questo momento con malcelata impazienza per dare sfogo al proprio spiccato senso patriottico. Quando sul palco sale Bossi, è salutato da un imperdibile “abbasso il terun”, per ricordare a tutti quanto stiano loro a cuore gli spinosi problemi della questione meridionale. Un vecchietto di 72 anni, ex-professore universitario (!), ha le spalle avvolte in una bandiera monarchica. I nostalgici dei Savoia mancavano all’appello in effetti. Non parla volentieri di Vittorio Emanuele ed Emanuelo Filiberto, ma non ha dubbi: “la battaglia contro l’articolo 139 della Costituzione che impone la Repubblica è sacrosanta”. Sul palco ci sono grandi insegne che recitano: “Contro il regime, per la libertà”. Io ho i brividi. Voi?
JeanLuke