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sabato 22 febbraio 2014

Caramelle Razziste

A seguito della messa al bando delle caramelle raffiguranti delle maschere africane perché ritenute razziste, si incendiano gli animi antiomofobi, già alquanto isterici per definizione, inaugurando una nuova caccia alimentare alle streghe. Cibo 2.0: così lo definiscono lor signori per stare al passo coi tempi e darsi un tono aulico, ignorando tuttavia che tale denominazione è stata già usata in passato per significare il paradigma della statistica applicata all'alimentazione: cibo 2.0 = cibo 1.1, ovvero: “se io me magno du' polli e te gnente, se semo sparati 'n pollo a testa, n'est pas?”.

Su questo giro armonico imperversano in rete inviti al boicottaggio nei confronti di prodotti che fino ad oggi erano sembrati, ad una prima lettura, del tutto estranei alle discriminazioni. Eccovi alcuni esempi:

La merendina Togo offende i Togolesi, abitanti del Togo, con l'aggravante di presentarsi ricoperta di di cioccolato, quindi di colore nero. Secondo l'interpretazione del Vasari, anche gli avvocati del Foro, muniti di toga (anch'essa nera), potrebbero sentirsi discriminati, ma solo quando trovansi in giudizio.

Le morositas offendono le morositas, ovvero le donne dell'America Latina, ergo da ritirare dal mercato. Il Vasari parla anche di un possibile cenno alle donne che non pagano il canone Rai, ma ricordiamo che quest'anno, nonostante la deflazione, il canone è rimasto tale e quale e – continua lo storico dell'arte - si può pagare fino al 28 febbraio con una piccola sovrattassa.

Il Bounty, celebre snack al cocco, è a rischio ritiro in quanto offende i marinai che si ammutinano. Fra l'altro, fa sapere Staffan de Mischiume, in un momento così delicato per i nostri Marò non è proprio il caso di far riferimento a queste tematiche.

Destino infausto anche per le caramelle Golia, tacciate di razzismo verso i giganti. L'ASGC (Associazione Sindacale Giganti Caramellai) prova a stemperare con il seguente comunicato, che pubblichiamo di seguito: “Comprendiamo l'orrore suscitato dall'attribuire il nome di un gigante ad una caramella, ma invitiamo tutti alla calma e ad un sereno confronto al fine di evitare pesanti ripercussioni sul nostro business”.

Stessa sorte per gli ovetti kinder, accusati di essere una presa in giro per le galline così come i krumiri, giudicati offensivi per i sindacati, i flauti, che prendono in giro gli orchestrali, e i savoiardi, che fanno il verso ai monarchici.

Insomma, si prevede un futuro grigio e nebbioso. Vivremo in una società senza forma, sospesa, distopica, utopica, ucronica, apatica, aponica, catatonica q.b., dove l'unica certezza è il dubbio e dove l'estremismo dell'antiomofobia e dell'antitransfobia sarà contenitore del nulla cosmico.

Ma almeno avremo la glicemia a posto.

domenica 16 febbraio 2014

Nuove Professioni

Siamo fuori dal tunnel? Mango pe' gnende. Hai voglia a dire che c'è la ripresa nel quinto trimestre (“qui nun se ripijamo manco co' la telecamera, diceva un tale Bano), che tutto va bene, che i sexy-risto-disco-pub sono pieni, che il rapporto deficient/pirl sta scendendo: il problema è la carenza di lavoro. Gli Italiani stanno tentando di reagire a questa stagnazione tirando fuori il meglio di sé, dando sfogo all'inventiva che li contraddistingue nel mondo. È il tempo della new economy e delle casalinghe disperate: quale altro Paese si può prendere come modello, se non gli USA? I soloni dell'economia, inventori della pizza e forse anche del mandolino (sembra sia saltato fuori in zona Caesarini un loro brevetto risalente al 1356 e siamo in attesa della documentazione), ci hanno dato spunto per una figura professionale che da loro è ormai entrata a far parte del quotidiano e anche del settimanale, riscuotendo enorme successo, in particolare nel campo della moda. Neanche a dirlo noi Italiani abbiamo reinterpretato tale figura modo nostro e, con qualche leggera modifica, adattata al mercato interno: il personal scipper.
Donne!, è arrivato l'arrot... no, scusate: Donne!, quante volte avete visto un accessorio di Luivittòn che vi piaceva tanto ma non avevate soldi per acquistarlo? Uomini, che dire di quella cintura di Dorce E Gabbiana che vi manda in visibilio perché fa tanto maschio vissuto ma che costa un occhio? Non c'è problema, assumete un personal scipper e lui esaudirà ogni vostro desiderio. “Vedi quella borsa lì? Ecco, ne voglio una come quella!”. Non c'è problema, avrete proprio quella! Il personal scipper si occuperà di tutte le pratiche per il passaggio di proprietà; si sa, la burocrazia è farraginosa per questo tipo di cose. Senza pensieri, senza lunghe attese, il personal scipper vi farà risparmiare tempo e fatica. Inoltre, pagando un piccolo sovrapprezzo, metterà a vostra disposizione la propria esperienza per consigliarvi al meglio sui vostri prossimi acquisti. “Bello quel portafoglio, mi piacerebbe tanto!” “Lassa perde, quello è 'n brigadiere, m'ha arestato già du vorte!” “Ah..”.

Personal scipper, presto in ogni vostra casa! (sperando che lavori per voi!)

Asparago Cercapreti

domenica 9 febbraio 2014

Un po' di cosette, ora non sto a dirvi - seconda parte

( ... continua dal post precedente ...)

Qualcuna, non 83enne ma sulla cinquantina, dimostrava di aver capito quanto l’altra con trent’anni di più perché s’ostinava a zittire chi parlava mentre era in corso la presentazione dei vari pezzi, fatta da uno che aveva una somiglianza inquietante con il presidente del consiglio Enrico Letta, al punto da ammettere davanti al pubblico di prenderlo a modello presentandosi sul palco a gennaio senza la giacca (e ciò è molto triste). Uno che ha infilato svarioni clamorosi, tipo quello del Mozart che “era morto per superlavoro e per via del salasso d’un medico idiota”, ma quando mai? Badate che sulla morte di Mozart, il mistero musicale per eccellenza, ho sentito letteralmente di tutto: dalle bastonate d’un marito cornuto all’omicidio massone, dalla morte naturale al decesso per epidemia, dall’avvelenamento con l’acqua tofana alla manina fatata del povero Salieri (che, detto di passata, è stato un operista e un compositore coi fiocchi, altro che il mediocre omicida bastasu e cainu del film). Questa del salasso, v’assicuro però, mai la sentii. Niente sapivu, niente vidi. O meglio, c’è stato uno in passato che ha formulato l’ipotesi, ma nell’ormai remoto 1966, e senz’alcuna prova. Flebotomia in doppia fila, anche lei. Il superlavoro, invece, è un imbucato, una new entry, chiamatela come volete. Il Mozart pressoché inattivo del 1790 si rifece e con gusto nel 1791, componendo come un dannato, ma sguazzando anche nell’“excès de travail et de plaisir”.

E che dire del Mozart che ebbe l’idea di commentare la busta paga salisburghese con un pizzino eloquente (“Troppo per quel che faccio, troppo poco per quel che potrei fare”)? Già, peccato che Mozart scrisse quel biglietto a Vienna per lamentarsi del magro compito di autore di danze per il Carnevale (è come se un allenatore facesse giocare Messi o a Maradona come terzino, per capirci). Salisburgo non c’entrava nulla. Acqua passata, ormai. E poi i brani in sala non si presentano, si suonano e basta, specie se chi li presenta non li conosce (ha confuso la Sonata KV 279 con il KV 297, che è una Sinfonia e pure brutta). Chi s’ostinava a lamentarsi per chi parlava durante la presentazione poi si subiva tranquilla i viavai di gente e i vari sussurri di prammatica durante l’esecuzione dei brani.


Insomma, lodevolissima iniziativa, che come detto ho seguito in seconda fila, rinunciando a sedermi per lunghi tratti del concerto. Conclusa, almeno per quanto riguarda noi, con una superba versione del Rondò in la minore KV 511 (un pezzo che ha letteralmente fatto e rivoluzionato la storia del genere e con i rondò veneziani suoi parenti, per fortuna, non c’entra niente). L’importante è non guastare siffatte manifestazioni infilando sfondoni in libertà nella testa dei curiosi.

Mario Kraus

domenica 2 febbraio 2014

Un po' di cosette, ora non sto a dirvi

Qui siamo al flusso e al fruscio di coscienza, c’è poco da dire. Ormai il manicomio e l’internamento sono per me vicini. Vogliono addirittura ribattezzare il manicomio “maricomio” in mio onore: c’è da stè alegher.

Pettinare le bambole in doppia fila (e poi ascoltare Mozart) – Instructions pour l’use

Dopo le mirabili idee per far calare i prezzi delle assicurazioni (come dimenticare il catartico “Abbassati poolizza, abbassatiii polizzaaa”? Io sto cercando un modo per riuscirci), la televisione dovrebbe giustificare la sua esistenza con un consiglio per gli acquisti utile e doveroso: un vademecum per pettinare le bambole con la frangetta.

Non si smacchiano più giaguari (vacce te a provà, io ho già dato, par di sentir dire nelle retrovie), nemmen senza straaap. E soprattutto si accettano zimbelli (fantastici zimbelli, come quelli descritti e altrettanto fantasticamente delineati dagli Elio e le storie), zimbelli che aristocraticamente vengano lasciati ballare da soli senza manco invitarli alla festa delle medie, liberi però d’imbucarsi.

C’è anche l’alternativa biologica: ascoltare Mozart in doppia fila (ossia in piedi anziché da seduti). L’abbiamo fatto ieri io e un altro che ha preso la patente da qualche mese senza mai usarla, insomma uno del mio stesso club, nell’allegro teatro Baretti, dove svolgevasi today la maratona mozartiana, altrimenti detta “Mozart Nacht und Tag” (Mozart notte e giorno), che consta di due giorni di musiche mozartiane (e ciò è bene) suonate da dilettanti (e ciò è talvolta male).

Il secondo pianista che abbiamo ascoltato doveva avere una fame tremenda, quand’è salito sul palcoscenico, perché s’è magnato tante di quelle note e ne ha saltate così tante altre da mandarci ai matti. In compenso in sala c’erano delle 83enni che non capivano un cazzo (lo dico così, tanto perché è vero) che tra un brano massacrato e l’altro commentavano “Che meraviglia” e hanno ascoltato qualcosa ch’era tutto fuorché Mozart, perché ragazzi, non c’è santo, le note son quelle, e se ne suoni altre o salti quelle che sono sullo spartito stai suonando qualcos’altro, non Mozart. Il pianista, poveraccio, continuava a sbagliare fino alla fine, a volte sbarellando su passaggi che richiedevano una mano sola (errori che solo l’emozione può spiegare, perché altrimenti il mister non si sarebbe nemmeno presentato in scena, altro che eseguire una difficile sonata per intero).... (continua nel post successivo)

Mario Kraus